Vi presento l’estéro

Andalusia, emozioni, luoghi, San Fernando

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L’estéro (con l’accento sulla seconda E) è ciò che io vedo tutte le volte che mi affaccio alla finestra. E’ la passeggiata che faccio quando non ho voglia di andare in spiaggia. Quando ho voglia di allontanarmi dalla strada e cercare il silenzio e la pace anche visiva.

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L’estéro è una zona lagunare, un intrico di laghi salati divisi da zone di terra, un sistema che sembra respirare secondo il ritmo delle maree, con l’acqua che cresce a formare specchi d’acqua su cui planano i gabbiani e si adagiano i fenicotteri, e che decresce regolarmente, scoprendo desolati fondali di fanghiglia scura.

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L’estéro cambia colore a seconda della stagione, dell’ora e delle condizioni del cielo. Con le nuvole, ad esempio, mi piace moltissimo, e a volte, come l’altro giorno, sembra un quadro impressionista

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Ma il momento in cui dà il meglio di sè è verso il tramonto di una giornata senza vento, quando la luce si fa prima un po’ aranciata poi sempre più rosata, qualche gabbiano volta alto sugli specchi d’acqua color pastello, e tutt’intorno c’è solo pace.

 

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Il nostro primo vero Roscón de Reyes

Andalusia, feste, gastronomia, San Fernando, tradizioni

Questa per noi è stata la terza Epifania iberica, la seconda da quando viviamo a San Fernando, e la prima vissuta davvero secondo tradizione: per la prima volta abbiamo scelto una pastelería e abbiamo comprato anche noi, come autentici spagnoli, un vero Roscón de Reyes tempestato di canditi e farcito di panna. Non un piccolo assaggio, come l’anno scorso, ma proprio un roscón dalla dimensione degna, uguale a quelli che tutti i veri spagnoli comprano tra il 4 e il 6 gennaio per la Fiesta de los Reyes Magos:

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Sapevo già che mi sarebbe piaciuto, non avevo dubbi da golosa quale sono, quello che invece non conoscevo era la tradizione che sta dietro a questo dolce: l’ho scoperto quando ho aperto la confezione e sul ciambellone farcito ho trovato una corona di cartone dorato all’interno della quale era appoggiato questo piccolo biglietto che riportava la filastrocca del roscón:

 

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In sostanza la filastrocca dice che nel roscón si nascondono due sorprese, una fava secca e una “figura”: colui a cui capita la fava dovrà pagare il dolce, colui che invece troverà la “figura”, cioé un personaggio o una statuina, sarà il fortunato perchè sarà incoronato e diventerà re. Senza avere ben chiaro cosa avremmo potuto veramente trovare all’interno di questo ciambellone, abbiamo continuato a mangiare il nostro roscón finchè Lucio ha incontrato un sacchettino con dentro una fava secca, e io ho incontrato questo:

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L’oggetto misterioso!

Poteva esserci epilogo migliore? Se fossi stata in Italia sarei stata proclamata befana… Regina è tutta un’altra cosa!

 

 

Capodanno a modo nostro

Andalusia, emozioni, feste, gastronomia, luoghi, mare, tradizioni

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Ormai esperti delle abitudini andaluse in merito al Capodanno, questa volta siamo arrivati al 31 dicembre abbastanza risoluti su quello che avremmo fatto per salutare il 2018 e dare il benvenuto a questo 2019.

Scartata l’opzione della cena fuori (in tutta la provincia gaditana i ristoranti aperti credo fossero non più di una decina, e tutt’intorno il coprifuoco), abbiamo seguito la tradizione locale di uscire nel pomeriggio per anticipare i festeggiamenti per la fine dell’anno. Il centro di San Fernando già alle 17 si presentava così: tutti fuori ad ascoltare musica, salutarsi e ovviamente bere, in un’atmosfera di festa bella e allegra, aiutata, oltre che dall’alcool, anche da una piacevole temperatura impossibile da trovare ad altre latitudini (padane per la precisione).

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Dopo questo assaggio di nochevieja, siamo rincasati (in tempo per vedere man mano tutti i bar chiudere le serrande) e abbiamo deciso di proseguire con il Capodanno alla nostra maniera, ossia cenetta tranquilla in casa ma nessun cotillon de fin de año (le feste che iniziano verso l’una di notte e vanno avanti fino al mattino): per celebrare l’arrivo nel nuovo anno niente di meglio, per noi, che aspettare un 1° gennaio di sole, per goderci il mare, la luce, il caldo, qualche tapas e qualche birra in tutto relax.

E il nuovo anno è arrivato regalandoci tutto questo: una giornata di sole luminosa e calda che abbiamo trascorso a Cadice per sperimentare la barra di un ristorante che avevamo in agenda da un po’, il Faro, e che non ha deluso le nostre aspettative e i nostri palati con le sue tapas classiche della cucina gaditana (generalmente di pesce) veramente di ottima qualità.

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Dopo questo tapeo festivo, in due passi siamo arrivati alla spiaggia della Caleta, dove ci siamo fermati per un po’ a crogiolarci al sole, insieme a tanti altri turisti e locali che come noi si sono riversati in spiaggia per godersi la magnifica giornata.

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Infine, con un’ultima passeggiata sul lungomare abbiamo ammirato, per l’ennesima volta, il profilo della cattedrale e i colori caldi che la rendono così bella, specie nel tardo pomeriggio.

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E per l’ennesima volta mi sono fatta rapire dalla bellezza che il tramonto dipinge sulla piccola spiaggia della Caleta, sulle barche in secca, su questa piccola città protesa verso l’oceano.

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Benvenuto 2019. Meglio di così non poteva andare.

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Dicembre di sole a San Fernando

Andalusia, religione, San Fernando, Semana Santa

 

20181209_132904Mi rendo conto che ho dedicato tante pagine a paesi e luoghi certamente meritevoli di attenzione, ma ho mostrato poco di San Fernando, il posto in cui viviamo. All’inizio qualcosa ho raccontato, ma poi in fretta ho lasciato spazio ai racconti e alle immagini relative ad altro. E invece il centro di San Fernando fa parte ormai della nostra vita quotidiana: Calle Real che percorriamo se vogliamo fare una pedalata da una parte all’altra del paese, la Plaza del Rey se vogliamo sederci al sole in una domenica di dicembre su uno dei tanti tavolini dei bar che vi si affacciano, calle Rosario se ho voglia di fare un giretto tra i negozi del centro che meriterebbero un discorso a parte, con documentazione fotografica che non mancherà. Domenica è stata proprio una di quelle giornate in cui un cielo terso e azzurrissimo e una gradevolissima temperatura ci hanno obbligato a uscire per goderci questo fantastico clima andaluso; e durante la passeggiata non ho potuto fare a meno di immortalare i colori che anche un paese semplice e senza pretese come San Fernando offre.

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Questa è la Plaza del Rey, dove stanno ultimando i lavori di restauro del maestoso palazzo comunale che qui si può ammirare mentre fa da sfondo alle decine di famiglie che tutti i fine settimana (e non solo, per la verità) trascorrono qualche ora seduti ai tavolini chiacchierando, tapeando e bevendo qualcosa.

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Domenica c’era anche un’iniziativa di valore sociale (cosa che succede spesso): alcuni barbieri offrivano  il loro lavoro per una causa “solidaria“, ossia raccogliere fondi per regalare giocattoli ai bambini più poveri.

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I bambini sono protagonisti qua al Sud, e anche in un paesone con poche attrazioni come San Fernando c’è chi ha pensato al trenino per un giro turistico in centro. Ogni volta ci chiediamo chi abbia davvero voglia di salirci, e ogni volta siamo contraddetti dall’evidenza dei fatti:

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Tra una piazza e un bar de tapas, tra un negozio e una stradina, di tanto in tanto basta alzare gli occhi e imbattersi in un’immagine sacra dipinta su azulejos riccamente colorati, per non dimenticarci mai che siamo sempre in una terra di fede e di hermandades, dove la Semana Santa è l’appuntamento più atteso e più spettacolare di tutto l’anno.

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La mia musica qua al sud

Andalusia, Camarón de la Isla, emozioni, flamenco, musica, San Fernando, tradizioni

Già lo scorso anno avevo pensato di scrivere qualcosa sulla musica che mi ha accompagnato sin dal primo giorno della mia vita qua al sud, poi, a parte un doveroso articolo su Camaròn de la Isla, grande orgoglio di San Fernando, non ho più scritto niente. Ma la musica ha continuato ad accompagnarmi ogni giorno. Non una musica qualsiasi. La musica del sud: flamenco, sevillanas, flamenco pop e tutto quello che propone Radiolé, l’unica radio che ascolto tutte le volte che sono in auto, o che voglio un po’ di compagnia mentre faccio le pulizie di casa, o semplicemente quando ho voglia di respirare atmosfera andalusa.

Io non ho mai avuto una “fede” musicale, non ho idoli da seguire in tournée, non ho autografi da conservare gelosamente, non ho una precisa cultura musicale. E non sono neanche una cultrice della musica come espressione artistica. Confesso di essere un’analfabeta musicale. Io della musica prendo quello che mi piace in base al momento, e in base al mio umore. Spesso ho avuto improvvisi innamoramenti musicali durante le mie vacanze, di volta in volta colorate da suoni e da generi diversi. Della Repubblica Dominicana mi sono portata dentro per mesi il ricordo della spiaggia bianca, del mare cristallino e il ritmo allegro del merengue; un accenno di rebetiko mi restituisce in un attimo tutti i ricordi più belli delle mie tante vacanze greche; sono riuscita addirittura ad affezionarmi per qualche giorno ai ritmi country durante un breve passaggio in Texas. La musica per me è un tutt’uno con l’esperienza di un luogo. Un’esperienza momentanea, contingente, intensa.

E la musica di questo sud è per me un’esperienza così: un tutt’uno con la mia vita qua, la colonna sonora delle mie passeggiate in spiaggia, delle ferie paesane allegre e danzanti, delle sere d’estate ad ascoltare un “flamenco en la calle“, dei tragitti in macchina con il finestrino abbassato e l’autoradio che canta…

Non ho nessun filtro culturale che mi induca a valutare il grado di demenzialità di queste canzoni. Non mi viene nemmeno da pensare che probabilmente sono canzoni assurde, o eccessivamente sdolcinate, o assimilabili al genere neomelodico napoletano. Non mi interessa, non ci penso, non le vivo così. Mi piacciono così. Le adoro. Ormai le riconosco. E ormai conosco molti cantanti di cui un anno fa non conoscevo nemmeno l’esistenza.

Quest’estate sono state diverse le canzoni che ho canticchiato ogni volta che le incontravo in radio, e anche dopo. Un giorno, di una di queste ho cercato le parole e mi sono imbattuta nel videoclip. E ci ho riconosciuto subito questo sud: il ritmo, la festa, il mare, le donne scure con i loro capelli lunghi, voluminosi e neri, la loro fisicità “sostanziosa”, evidente, a tratti quasi sguaiata, anche grezza, i loro vestiti colorati, l’espressività teatrale, le mani che qua sempre, sempre, si muovono con quella rotazione che è così difficile per me imparare. E ci ho riconosciuto un angolo preciso di San Fernando, la Caseria, con le baracche dei pescatori affacciate sulla baia di Cadice, e alle spalle le tre “torres“, i tre palazzi più alti di San Fernando. Esattamente lo stesso luogo in cui ho scattato questa foto:

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La festa rappresentata nel video si tiene proprio sulla terrazza di cui nella foto si vede solo la silhouette a sinistra.

Ovviamente metto qua il videoclip in questione, per condividere un pezzettino di San Fernando e di questo sud. Non è male nemmeno leggere i commenti sotto….

 

 

Una romería a km 0

feste, religione, San Fernando, tradizioni

 

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San Fernando, come tutti i grandi paesi, è diviso in diversi quartieri, alcuni più grandi  e popolati, altri più piccoli e poveri, ciascuno dei quali ha le sue ricorrenze i suoi appuntamenti, le sue feste e le sue “sagre” locali.  A pochi passi da casa nostra, di fianco alla strada che porta in spiaggia, nel bel mezzo di di un parco chiamato “Cerro” c’è un’altura, sulla sommità della quale si può vedere una piccola chiesetta costruita nel punto in cui la leggenda racconta che intorno al 304- 305 d.C (ma la data è incerta) il 23 ottobre siano stati martirizzati, per avere difeso la loro fede cristiana, Servando e Gérman, due legionari romani che oggi sono i due santi copatroni di San Fernando.

 

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Ogni anno, nella data più vicina al 23 ottobre si celebra dunque la Romería del Cerro, una processione che sfila tra le case dei quartieri vicini e che conduce le statue dei due santi fino alla chiesetta del Cerro, con tanto di musica e canti, per poi culminare con una messa che negli ultimi anni viene celebrata all’aperto a causa della non agibilità della chiesa.

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Si tratta davvero di una romería oggi poco frequentata, nulla a che vedere con le grandi processioni della Settimana Santa, tuttavia molto sentita dalle associazioni di  quartiere che fanno il possibile per tenerla in vita contribuendo attivamente alla sua realizzazione, chi con la musica e il canto, chi con l’allestimento di giochi equestri per i bambini, e chi con l’animazione della messa, molto allegra e colorata, grazie agli abiti tradizionali indossati da adulti e bambini e da un repertorio di canti così ritmati che in certi momenti invitavano a ballare.

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Il primo tra i pueblos blancos: Arcos de la Frontera

Andalusia, civiltà islamica, pueblos blancos, storia, viaggiare

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Arroccato su uno sperone di roccia circondato per tre lati dal fiume Guadalete, a circa 60 chilometri da Cadice si trova uno dei paesi più affascinanti dell’Andalusia: Arcos de la Frontera, che per la sua bellezza e la sua posizione è considerato il punto di inizio della ruta de los pueblos blancos. Quale meta migliore per un sabato pomeriggio d’autunno?

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Arrivando in auto è impossibile non rimanere ammirati dalla vista del paese, con il suo castello, che sembra sporgersi sul precipizio disegnato dalla parete rocciosa dell’altura su cui è costruito.

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Come tutti i pueblos blancos, anche Arcos sfoggia le sue tipiche stradine strette e pavimentate, le case imbiancate a calce, gli scorci panoramici e i bar de tapas curatissimi, con i vasi colorati alle pareti e le lavagnette con i menu, tutti elementi che rendono piacevole passeggiare tra le vie del suo centro storico e che ci hanno invogliato a una visita questo fine settimana.

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Fondato dai Romani (arco deriva da Arx= fortezza), Arcos è stato poi conquistato dai Visigoti e, nell’ottavo secolo, dagli Arabi che lo tennero fino al 1264 quando con la Reconquista Cristiana la città  fu annessa al Regno di Castiglia e in seguito, nel XV secolo fu data in signoria alla famiglia Ponce de Léon. E’ per questo susseguirsi di dominazioni che oggi Arcos presenta una particolare mescolanza di stili architettonici e decorativi: alle pareti bianche e candide delle case si alternano le facciate dei suoi antichi edifici in stili molto diversi, dal gotico plateresco al rinascimentale, accostamento che crea un insieme esteticamente vario e godibile.

Questo ad esempio è il portale del convento de la Encarnación, in stile decorativo plateresco

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Questa è la torre della chiesa seicentesca di San Pedro, costruita sui resti di una fortezza araba, probabilmente almohade.

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Questa è la facciata della splendida Basílica Menor de Santa María de la Asunción, costruita a partire dal XIV secolo sopra i resti di una moschea araba, e che mostra elementi  stilistici del gotico plateresco.

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Peccato che il castello, oggi proprietà privata, sia visitabile solo 4 giorni l’anno e le chiese il pomeriggio siano chiuse. Un motivo in più per tornare a curiosare in futuro tra le strade e i monumenti di questo bel pueblo.